Piccoli tradimenti di fotografia

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 Oggetto del messaggio: 163641 di ANTONIO CONTIERO inaugurazione 13 DICEMBRE 2009
MessaggioInviato: ven dic 11, 2009 10:03 am 
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13 DICEMBRE 2009
dalle 18,30 alle 22,00

BOTTEGA CON CUCINA in collaborazione con al-kemi lab presenta

163641 di ANTONIO CONTIERO
a cura di Silvia Grandi

La mostra sarà visibile fino al 28 gennaio 2010 presso Bottega con Cucina
(via sant’Isaia 6/E)

163641 di Antonio Contiero


L'eternità vissuta come l'istante che contamina un'intera esistenza, l'esplosione vista come la tragedia improvvisa della consapevolezza, che in un solo individuo vive due volte il dramma cosmico che potrebbe distruggere l'umanità in solo istante. Hiroshima e Nagasaki sono luoghi del cuore, nei quali la prova del dolore ha raggiunto livelli che gli uomini non hanno mai raggiunto prima e non hanno raggiunto mai dopo (per nostra fortuna).
Così ho immaginato di aprire un dialogo che avevo interrotto tanto tempo addietro quando bambino assistetti alle immagini delle prime esplosioni atomiche, alla devastazione di un paese, di un popolo, al suo spogliamento di ogni pietà e di ogni umanità. Hiroshima Mon Amour di Alain Resnais, dove le parole d'assenza della Duras coloravano di silenzio l'urlo devastante che ancora oggi dopo settant'anni attraversava l'intero paese.
Così dicevo, ho immaginato l'album di famiglia dell'ingegnere della Mitsubishi Enemon Kawabuki, i suoi parenti e suoi amici, i suoi figli, sua moglie, i momenti quotidiani di una felicità che nessuno avrebbe mai più potuto restituirgli. L'eternità di un istante aveva contaminato ogni cosa, ogni pensiero, persino i ricordi, di quell'uomo mite e dedito allo sport. La contaminazione della sua eternità, ha trasformato ogni cosa, ogni immagine, anche la più banale in una sorta di alchimia feroce che cuoce nel crogiolo nucleare i brandelli di un’esistenza che come Enemon è stata inghiottita, anche se più lentamente, nel buio tunnel di una fuga iniziata quella mattina del 6 agosto 1945, proseguita nell'inferno di Nagasaki il 9 agosto e terminata nel letto 163641.
La sua fuga non avrà mai fine, perché quell'aereo inseguirà i suoi sogni, abbatterà ogni pensiero, ogni pietà, ogni dolcezza, ogni ricordo.
In queste immagini resta la traccia di un passato differente e dignitoso, la bellezza di volti e pensieri che non potevano tenere conto della sconfitta, del dolore, della violenza che ha pervaso l'intera umanità scuotendo alle fondamenta il segreto misterioso e terribile che regola la materia.
Così vediamo scorrere gli istanti felici di un uomo e dei suoi amici delle persone che aveva amato, così avvertiamo il sommesso bisbiglio che proviene da quei giorni felici, dai volti sereni e composti di una Tradizione intatta, priva di contaminazioni.
I semi del tempo giungono a noi uno ad uno, come tanti lumini affidati all'acqua per purificare il tempo, la memoria, l'eternità che si fa gioco d'ogni dolore, d'ogni paura, d'ogni solitudine.
Ombre che popolano il cielo di Hiroshima e quello di Nagasaki, ombre stagliate per sempre su ciò che resta dei muri. Il lampo di un flash atomico che ha scattato l'immagine più terribile e grande che una pellicola di terra e di cielo potessero mai contenere ed immaginare.
Da quel vento surriscaldato e radioattivo giungono a noi tanti foglietti di carta, misteriose immagini fiorite d'argento, ioduri simili a foglie a pelle trasformata in pellicola, che si distacca e muore senza poter mai morire.
La memoria appartiene a questa eternità di carne e sangue, di terra e cielo, di mattoni e ricordi, di parole silenziose che assomigliano al sussurro dei fantasmi che ancora oggi vagano senza meta in quel luogo di confine che non appartiene alla vita e neppure alla morte.
L'eternità non contempla alcun dramma, alcuna pena, alcun dolore.
L'eternità giunge a noi travestita da ciò che sappiano raccogliere.
Alcuni frammenti di carta, di un album colorato, nel quale ho raccolto la memoria di un sogno, di un incubo, della felicità.
Hiroshima Mon Amour.



Cita:
HIROSHIMA MON AMOUR


Un mondo violentato e distrutto da un evento improvviso, che, al di là di ogni più cruenta immaginazione, cancella non solo vite, ma anche tutto ciò che per secoli queste vite si erano tramandate, di generazione in generazione. Due bombe sono scagliate in modo aberrante su un popolo che da quel momento perde ogni certezza sul proprio domani, sulla possibilità di proseguire un percorso scandito dalla propria tradizione, dalla propria cultura, dalla propria storia. Tutto brucia, si dissolve, risulta improvvisamente cancellato con un colpo si spugna, per poi ritornare sotto altre spoglie, nelle forme di una cultura occidentale, industrializzata, massificata e “americanizzata”, che è ancor più dolorosa e invasiva dello “sfregio” morale e fisico della sconfitta militare.

Ripercorrendo questo terribile capitolo della storia del popolo giapponese, le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, Antonio Contiero, fine conoscitore della cultura iconografica giapponese, ne mette in scena un episodio marginale, ma non meno significativo. La vera storia dell’ingegnere Enemon Kawaguki, colpito da entrambi gli ordigni in pochi giorni, appare ricostruita per noi attraverso una serie di immagini fotografiche che simulano l’album di famiglia del protagonista, morto a Nagasaki nel 1957 dopo anni di terribili sofferenze, nel letto d’ospedale numero 163641.

Partendo da negativi originali degli anni Venti, Trenta e Quaranta, raccolti e collezionati con pazienza per anni, Contiero ci fornisce una “storia visiva” fittizia per surrogare il testo scritto che egli dedica al protagonista: le fotografie non sono realmente di Enemon e della sua famiglia, ma in modo simbolico si costituiscono quale supporto emblematico di un dramma vero, in cui tutto risulta contaminato e macchiato dalla brutale energia radioattiva. I paesaggi, i luoghi, le persone, con i loro affetti e le loro semplici relazioni o situazioni quotidiane, subiscono un’aggressione che ne distorce i contorni, ne annulla la fisionomia originaria, ricalcando in senso metaforico quella distruzione e quella piaga indelebile che ha inciso profondamente sul tessuto connettivo della cultura e della società nipponica prebellica, annientandola per sempre nelle sue valenze storiche.



SILVIA GRANDI


Allegati:
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ciao
Mauro
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