UGP ha scritto:...I padri, parlo di bresciani e bergamaschi, portavano i loro figli a lavorare a 10 anni, per imparare il mestiere facendo i manovali; sollevare un secchio di ferro pieno di malta, del peso di 40 kg, era dura, e bisognava portarlo a spalla sui ponti in legno, e calci in culo se si rovesciava.
La sveglia per prendere la corriera per Milano era alle 5 tutti i giorni alla settimana e l'orario 10 ore, sabato compreso.
Ecco le mie vacanze scolastiche, ma ero più grande di quattro anni e ci andavo con mio zio. La sveglia era più o meno allo stesso orario per non trovare troppo traffico in Rivoltana... non ho mai amato Milano, ogni volta che ci torno mi piace sempre meno... sembra tutto così sporco e caotico.
Queste tue fotografie mi fanno rimpiangere di non averla vista in quel periodo, sembra molto più bella di come è oggi.
Come forse ho evidenziato in altri miei interventi, nel mio modestissimo piccolo tengo in eccellenza la ripresa fotografica su pellicola e la sua stampa su carta, la cui sensibilità sia data dai sali d'argento o comunque non sia elettronica.
Praticai a lungo pure le c.d. "tecniche antiche" quando veruno se ne interessava.
Però.
Non me la sento di essere così drastico come Bruno, anche se spesso condivido lo spirito di molti suoi interventi.
Ai tempi in cui le fotocamere digitali o erano mostruosamente costose (e rarissime a trovarsi) o comunque producevano immagini d'una qualità peggiore di quella d'una pocket-110, tanti fotografi "approbati più dalla lor propria estimatione che non da e valent'huomini periti ne l'arte", scattavano in analogico, ovvero su pellicola, raffiche di tombini, finestre, lampioni, gente di spalle, finestre ecc. ecc., magari riprese con apparecchi dotati di motori di trascinamento in grado di raggiungere chessò, 6 fotogrammi al secondo (ci ricordiamo l'epoca in cui il "fotoamatore evoluto" anche se al massimo fotografava panorami e genziane, non poteva vivere se la sua reflex non era dotata del winder ultraveloce?).
Non darei la mia Contax-IIa, nemmeno per la più evoluta reflex digitale, ma devo affermare che foto da flatulenza si eseguirono, tuttora si eseguono e si eseguiranno, tanto su pellicola, quanto in digitale.
Lo so che qui ripeto un concetto ormai stracco, ma la ripresa, tanto analogica, quanto digitale, la fa un uomo e la fotocamera è solo un mezzo, più o meno buono.
La famosa foto "Dolore" di Dmitrij Baltermants, fu scattata con una FED...
LeicaMoRe ha scritto:La FED è una nobile fotocamera da pochi euri...ma pur sempre alimentata con pellicola!
Infatti, mai disprezzerei una FED dell'epoca di quella usata da Baltermants.
Solo, vorrei soggiungere che pur io considerando la fotografia su pellicola in assoluta eccellenza su quella elettronica, preferisco non negare per principio che anche con i mezzi digitali, si possano realizzare degnissime immagini, specie allorché lo strumento sia stato utilizzato da chi ha la capacità di vedere e di conseguenza fare una bella foto.
LeicaMoRe ha scritto:La FED è una nobile fotocamera da pochi euri...ma pur sempre alimentata con pellicola!
Infatti, mai disprezzerei una FED dell'epoca di quella usata da Baltermants.
Solo, vorrei soggiungere che pur io considerando la fotografia su pellicola in assoluta eccellenza su quella elettronica, preferisco non negare per principio che anche con i mezzi digitali, si possano realizzare degnissime immagini, specie allorché lo strumento sia stato utilizzato da chi ha la capacità di vedere e di conseguenza fare una bella foto.
Tutto dipende da cosa si intende per "meravigliose immagini"; ovvero se tecnologicamente ineccepibili: perfetta messa a fuoco ed esposizione di ciò che al momento dello scatto era inquadrato, volutamente o casualmente.
Oppure, meravigliose per scelta del soggetto, composizione, inquadratura, scelta della messa a fuoco, differenziazione dei piani, scala tonale, e quant'altro a creare un'immagine non solo tecnologicamente, ma anche esteticamente e/o artisticamente ben riuscita.
Mio figlio maggiore (5 anni) prende la digitale, guarda nel monitor, scatta e quel che ne vien fuori pecca di inquadratura, ma esposizione e messa a fuoco sono perfette. Poi, giuoca spesso con una EXA dotata di mirino a pozzetto: sa caricarne l'otturatore, guarda nel mirino e scatta (8 su 10 dimenticando di mettere a fuoco e, ci fosse dentro la pellicola, dubito che per ora imposterebbe anche il giusto diaframma). Insomma, gli piace soprattutto il "pflop!" dell'otturatore ed il riapparire -caricando- dell'immagine nel mirino a pozzetto.
Io credo che una bella foto possa essere tale, tanto "argentica", quanto "numerica", relativamente ad inquadratura, esposizione, scelta del soggetto, e tutto ciò che concerne l'aspetto estetico dell'immagine.
Quello che cambia, a mio avviso, è il mezzo.
Io preferisco la pellicola, con certezza. Ma non nego che su pellicola si possano scattare degli obbrobri ed in digitale, cose degnissime; e viceversa.
Così come sono certo che se usassimo l'argento sprecato per foto orribili scattate da fotografi troppo pieni d'autostima, potremmo realizzare i guard-rail dell'Autostrada del Sole, in argento massiccio!
Il buono del digitale, è il tasto "delete", in grado di eliminare pressoché definitivamente un file-immagine.
Ed ancora mi tornano in mente, con orrore, gli inviti a certe proiezioni di diapositive al termine delle quali avrei tanto voluto gridare la celebre frase di Fantozzi al termine della Corazzata Potiòmkin. Ed il guaio è che dar fuoco a scatole e scatole di diapositive gridando selvaggiamente "la fiamma è bella, la fiamma è bella!", sprigionerebbe tanta, troppa diossina.
Il mezzo è si importante, ma altrettanto importante, nel paragonare i sistemi -analogico e digitale- è applicare quella che Guicciardini definì "discrezione".
Complimienti, splendide immagini di valore estetico e documentaristico.
Guardando gli scatti di altri personaggi pittoreschi e senza problemi m'ero dimenticato che fosse possibile fare qualcosa di buono con la pellicola, invece tu mi hai ricordato che si può.
Buona luce!
Cito da LeicaMoRe: "(...)L'aforisma che mi distingue e che mi esalta: "meglio una brutta foto a pellicola piuttosto che un bello scatto digitale"(...)".
Sinceramente, pur con tutta la dedizione che ho nei confronti della fotografia ai sali d'argento, Una brutta foto su pellicola, mi fa pensare ad una brutta foto e basta; in più, allo spreco di pellicola e all'ego smisurato del fotografo, che non ha pensato di cestinarla subito, appena sviluppata/stampata.
Una bella immagine -scattata con una fotocamera elettronica- sarà comunque una bella immagine, tout-court.
E.L.
P.S.: per restare in argomento "classe operaia": in un altro forum di fotografia, si discute un articolo pubblicato da R. Cotroneo sul Corriere, nel quale si disquisisce se la "nitidezza" in fotografia sia "borghese" o no...
Elmar Lang ha scritto:Cito da LeicaMoRe: "(...)L'aforisma che mi distingue e che mi esalta: "meglio una brutta foto a pellicola piuttosto che un bello scatto digitale"(...)".
Sinceramente, pur con tutta la dedizione che ho nei confronti della fotografia ai sali d'argento, Una brutta foto su pellicola, mi fa pensare ad una brutta foto e basta; in più, allo spreco di pellicola e all'ego smisurato del fotografo, che non ha pensato di cestinarla subito, appena sviluppata/stampata.
Una bella immagine -scattata con una fotocamera elettronica- sarà comunque una bella immagine, tout-court.
E.L.
P.S.: per restare in argomento "classe operaia": in un altro forum di fotografia, si discute un articolo pubblicato da R. Cotroneo sul Corriere, nel quale si disquisisce se la "nitidezza" in fotografia sia "borghese" o no...
la pur brutta fotografia da pellicola ti consente di penetrare un mondo assolutamente unico, inimitabile ed affascinante; il pur bello scattonzolo digitale è da subito dimenticato...senza fondamenta e senza cultura: senza storia!
ciao
Ormai sappiamo che Bruno procede per affermazioni apodittiche assolute. A tutti noi sembrerebbe ovvio dire
una buona foto su pellicola è una buona foto, una buona foto digitale è una buona foto. Ed il contrario.
Cosa poi voglia dire "buona foto", be', non ci voglio entrare.
Bruno no: lui sa se una foto è su pellicola o su sensore e la sua scelta di campo da quel momento in poi è draconianamente chiara. Anche se non è che produce grandi argomenti, è così e basta.