La fotografia è “altro”

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cliqueur
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Forse è opportuno sottolineare che
  • - si può certo dire che la cura formale è una modalità espressiva
  • - che si può decidere che è necessario fare una fotografia formalmente accurata
  • - nessuno può dire che una data fotografia “doveva” rispettare un canone formale. E nemmeno che una fotografia migliora rispettando un canone formale
Questo lo può decidere solo il fotografo.
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simone toson
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abschied ha scritto:Non ci sono diecimila maniere di fare il ragù, ma solo ragù più o meno buoni.
Penso che il succo del discorso stia in questa perfetta metafora.
Diciamo che il ragù è il ragù, e deve essere buono.
Ci sono vari modi di farlo, ma in linea di principio gli ingredienti sono quelli. Puoi fare un soffritto diverso, metterci più o meno pomodoro, tipi di carne diversa.
Ma se la carne fa schifo, lo fai cuocere poco, la verdura fa schifo, il ragù farà schifo.
Ecco, posso affermare che la fotografia è come il ragù: o è buona o fa schifo. Oppure è na via di mezzo e te la dimenticherai presto.
Aspetterei però il parere di un bolognese doc come Massimo Stefani, che di ragù sicuramente se ne intende..
:-) :-) :-)
cliqueur
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Iscritto il: lun ago 05, 2013 9:08 am
temo dobbiamo allargare la metafora: qui non si tratta solo di ragù, ma del desinare complessivamente.
Alla lunga sempre gli stessi sapori vengono a noia, proviamo a mangiare sempre lo stesso ragù, o lo stesso caviale, o la stessa pizza capricciosa. Il mio auspicio è che il pasto vari, oltre ad essere ottimo. Qui entra in gioco, opportunamente, il palato dei commensali. Il maestro dei ragù nulla potrà se i suoi ospiti si sono stufati dello stesso ragù seppur di supremo livello.
abschied
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cliqueur ha scritto:temo dobbiamo allargare la metafora: qui non si tratta solo di ragù, ma del desinare complessivamente.
Alla lunga sempre gli stessi sapori vengono a noia, proviamo a mangiare sempre lo stesso ragù, o lo stesso caviale, o la stessa pizza capricciosa. Il mio auspicio è che il pasto vari, oltre ad essere ottimo. Qui entra in gioco, opportunamente, il palato dei commensali. Il maestro dei ragù nulla potrà se i suoi ospiti si sono stufati dello stesso ragù seppur di supremo livello.
Mettiamola sul leggero: Innanzitutto il ragù alla bolognese è carne macinata col pomodoro e non ha quindi alcun rapporto col vero ragù che è quello napoletano per il quale si fa cuocere un pezzo di carne intero nel sugo di pomodoro per almeno otte ore passate le quali la carne si da al gatto. Fatta questa premessa, dopo una settantina d'anni (per bambini piccoli il ragù è indigesto), io non mi sono affatto stufato di mangiarlo, anzi. Stesso discorso per la pizza della quale ci sono solo due varianti ortodosse che si possono gustare ad libitum: marinara (con le alici) e Margherita (con due sottovarianti, mozzarella o provola). Le altre pizze sono tentativi abortiti del "famolo strano". Da qui alla fotografia il passo è breve...

PS: Dimenticavo: io sono napoletano.
Ultima modifica di abschied il dom feb 21, 2021 1:17 am, modificato 1 volta in totale.
Paolo Viviani
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cliqueur
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Caro Paolo,
abschied ha scritto:io non mi sono affatto stufato di mangiarlo
E qui direi che entriamo nel campo della soggettività. Il "palato dei commensali" di cui parlavo.

Nota a margine, nel crogiolo della mia famiglia ci sono origini napoletane e ricordo benissimo "la genovese" che cuoceva nella casa di campagna nel salernitano mentre mia nonna giocava a canasta. E sono d'accordo con te sulla pizza.

I bolognesi, e ancora i francesi - il ragoût - avranno opinioni diverse. Senza voler scomodare Caterina De' Medici e come ha influenzato la cucina d'oltralpe.

Ma nel complesso sono relativamente poche le opere fotografiche che non stancano mai. E ce ne sono anche di assimilabili alla Pizza con l'ananas.
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Stefano Tambalo
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cliqueur ha scritto:Forse è opportuno sottolineare che
  • - si può certo dire che la cura formale è una modalità espressiva
  • - che si può decidere che è necessario fare una fotografia formalmente accurata
  • - nessuno può dire che una data fotografia “doveva” rispettare un canone formale. E nemmeno che una fotografia migliora rispettando un canone formale
Questo lo può decidere solo il fotografo.
Mah.. secondo me il canone formale è richiesto perché una data fotografia diventi quella fotografia.
Se ci prova soltanto, o se vuol far altro, non la proporrà come quella fotografia.
Se decide di proporre comunque una data fotografia per quella fotografia, sarà ben disposto a vederla letta diversamente.
cliqueur
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D'accordo sul punto: l'elemento formale fa intrinsecamente parte della fotografia e del suo messaggio. Bisogna poi vedere come DEVE essere QUELLA fotografia, se funziona con o senza il rispetto della forma. Questo lo può decidere solo il fotografo, posto che sappia applicare canoni formali.

Sarebbe importante che la scelta fosse consapevole e possibilmente radicata nel percorso espressivo del fotografo.

Qualunque fotografo che proponga una fotografia esponendola, in qualunque modo, perde il controllo del suo significato, sostanziale e formale. Da questo punto di vista si conferma che "in una fotografia uno vede quel che sa" (cit. Grazia Neri). Il rischio è che lo spettatore della fotografia del fotografo ne sappia, o creda di saperne, più del fotografo stesso. Ed entrano in gioco innumerevoli elementi dai contorni impalpabili: l'effetto alone, per esempio.

Ogni fotografia o narrazione fotografica viene collocata in un mainstream, soggettivo ma anche oggettivo, e confrontata con questo mainstream. Bisogna poi vedere se questa collocazione è accettata dal fotografo e se chi la colloca nel mainstream lo fa a ragione.

L'unica "salvezza" è dominare il mainstream. Come fotografo o come critico.

Spesso uno si aggiusta.
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mauro ruscelli
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devo rileggerlo tutto con calma, impegnativo ma interessante
Mauro

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