La fotografia è “altro”

Sezione Principale - Fotografie e Passioni

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Enrico-To53
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sempre davvero istruttivi e utili i vostri messaggi,
grazie, mi arricchite continuamente
cliqueur
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mauro ruscelli ha scritto: ven giu 04, 2021 12:30 pm https://originiedizioni.com/books/out-o ... hizen.html

mi riferivo a lavori tipo quelli in italia di origini edizioni
Mauro,

mi ha “trovato” questa casa editrice.

Catalogo non enorme ma ci sono autori molto interessanti come Graciela Iturbide, Guy Tillim, Roger Ballen, Anders Pedersen. Ed altri.

È un'iniziativa di Marco Delogu, esplosivo e talvolta controverso personaggio della fotografia romana.
cliqueur
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La fotografia Gran Prix de l’Automobile Club de France è una antica immagine che Jacques Henri Lartigue ha scattato nel 1912. Appare completamente deformata sia per il “panning”, sia probabilmente per le caratteristiche dell’apparecchio di ripresa.

Questa deformazione è funzionale alla sensazione di velocità e dinamismo, non c'è probabilmente l’intento di rendere “misteriosa” la fotografia con un qualche artificio, anche basandosi sull’osservazione degli altri lavori di Lartigue che rappresentano, in genere, nitide scene.

Quindi ci sta.

Osserviamo frequentemente oggi il rovesciamento della causalità: si cerca di introdurre un alone di mistero nelle immagini (per attirare lo spettatore?) e per fare questo si forzano “mossi” di soggetti perfettamente statici o si inseriscono vignettature posticce.

Ha senso?
Enrico-To53
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conosco bene quella fotografia, l'effetto di "stiramento" in diagonale è dovuto al fatto che Lartigue ha usato un apparecchio con otturatore a tendina, la velocità delle tendine era molto bassa, nell'ordine di un ventesimo di secondo al massimo (attenzione: la velocità di scorrimento delle tendine, non la velocità di otturazione), quindi la fessura tra le due tendine, stretta per ottenere il tempo teorico veloce di scatto, ha registrato in momenti diversi il soggetto in movimento, generando l'effetto
cliqueur
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Enrico-To53 ha scritto: sab set 18, 2021 12:35 pm la velocità delle tendine era molto bassa, nell'ordine di un ventesimo di secondo al massimo (attenzione: la velocità di scorrimento delle tendine, non la velocità di otturazione), quindi la fessura tra le due tendine, stretta per ottenere il tempo teorico veloce di scatto, ha registrato in momenti diversi il soggetto in movimento, generando l'effetto
Certamente. Come dici, il tempo di scatto è in realtà lo spazio che viene lasciato aperto tra le due tendine nel movimento dell'otturatore.

Resta il mio quesito sugli artifici che si vedono in giro adesso per rendere "misteriosa" o "attraente" una qualsiasi fotografia di un oggetto in effetti statico.

Quale è il senso?
Enrico-To53
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cliqueur ha scritto: sab set 18, 2021 2:20 pm Resta il mio quesito sugli artifici che si vedono in giro adesso per rendere "misteriosa" o "attraente" una qualsiasi fotografia di un oggetto in effetti statico.
Quale è il senso?
a questo non so rispondere...
ricordo una discussione avuta tempo fa con mia moglie su un filo elettrico che si intravvedeva in una mia foto,
che io mi rifiutavo di cancellare.
:eek:
dipende forse dal genere scelto, per me la fotografia è soprattutto documentazione a cui si deve attenere senza "effetti"(rimanendo in superficie, sappiamo tutti quanto si possa mentire con la fotografia, ma è altro discorso)
cliqueur
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Come trovo le fotografie che mi piacciono?

Cerco foto e col tempo ho imparato a migliorare il mio approccio per ridurre il "rumore di fondo" dei trilioni di fotografie che scorrono davanti a tutti noi.

Piattaforme on line

Internet è diventato un luogo dal quale non si può prescindere. È rapido e pervasivo. La comunicazione per questo mezzo ha le sue specificità.
  • facebook: non mi ci sono mai trovato, non mi attrae e non lo uso. La sensazione, probabilmente superficiale, è che porti a creare dei "clan", nei quali a volte è più importante la gratificazione reciproca che non il tentativo di lavorare sulla qualità e sul senso.
  • flickr: è difficilissimo scovare fotografie nel flusso inarrestabile di immagini patinate e plastificate accanto a fotografie oggettivamente brutte, brutte senza alcun senso. Ci sono, o ci sono state autrici ed autori importanti, ma la maggior parte di loro ha abbandonato e non è attiva da tempo.
  • instagram. Non dimentichiamoci che è di proprietà di facebook e che quindi la filosofia di fondo è la stessa. I fotografi ci "devono essere" e a prima vista parrebbe il luogo tipico per produttori di immagini. Non è molto diverso da flickr per quanto riguarda le immagini e non molto diverso da facebook per quanto riguarda le interazioni e le "comunità". La cosa che mi respinge di più è che è fatto sostanzialmente per smartphone, cosa che non preferisco.
  • twitter. Lo uso di più, non tanto come strumento di comunicazione quanto per informarmi. È sempre di facebook e quindi il meccanismi di socializzazione sono simili. Ma ci sono diversi fotografi e curatori che presentano buone selezioni di immagini. Basta seguire quelli giusti e ignorare gli altri (per quanto possibile).
Siti web

con pazienza si riesce a sfrondare anche qui. Avendo capito la fotografia che mi piace, un po' quella di documentazione e narrazione, un po' fotografia a forte impatto visuale ed estetico, ho raccolto e classificato i siti di agenzie e fotografi che ci lavorano.

Per quanto riguarda documentazione e narrazione, che spesso è comunque collegata alla dimensione visuale ed estetica, visito preferenzialmente i siti di
  • parallelozero
  • vu
  • VII
  • Ostkreuz
  • cesura
e altri (anche Magnum, talvolta).

Un collettivo o un'agenzia hanno una duplice funzione: raccolgono i lavori dei fotografi che rappresentano e curano le edizioni. Il loro scopo è creare prodotti visuali che interessano gli editori e quindi la qualità e l'interesse dei lavori che sviluppano risultano particolarmente importanti. Ci sono anche fotografi che lavorano individualmente su progetti di documentazione come Valentina Tamborra e quelli blasonati che hanno vinto premi come il World Press Photo Award o l'Oskar Barnack Award: al di là della discussione sui premi stessi credo che questi fotografi abbiano un valore autonomo: Alessandro Cinque, Antonio Faccilongo, Gabriele Galimberti (non quello delle polaroid), Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni, Luca Locatelli. E ce ne sono tanti altri.

Non ho indicato i fotografi ormai affermati: Monteleone, Masturzo, Pellegrin, etc, non gli stranieri, e nemmeno i "mostri sacri": l'elenco non avrebbe fine.

I video

un altro mezzo molto diffuso sono i video. Non necessariamente parlano di fotografie ma più spesso di fotografi. Alcuni improvvisati, altri molto professionali. Sono spunti interessanti per conoscere e muoversi in questo mondo così variegato ed ampio.

I libri

ci sono i libri di fotografi ed i libri che parlano di fotografi. Diciamo che farsi un'idea di un libro di fotografie è abbastanza immediato. Alcuni libri di autori, acquistati sull'onda della curiosità o della fama, non sono stati al livello delle mie aspettative. È chiaro che un editore investe su un fotografo o su un tema fotografico che sa che venderà e questo è più difficile che accada con i giovani. Eppure ce ne sono di grandissimo valore e che si impegnano, rischiano in prima persona, lavorano, sono competenti.

Fotografare è faticoso

ne parlavo in un mio post di qualche anno fa (2014). Se vediamo quanto lavora Valentina Tamborra per i suoi documentari del naufragio di Pietro Querini alle Lofoten, delle Isole Svalbard, e quanto impegno di Sergio Ramazzotti che ci racconta la Libia, l'Afghanistan, ma anche Napoleone a Sant'Elena e l'ultimo viaggio di un uomo verso la sua morte volontaria. E sono solo due esempi.

Le fotografie che cerco non possono essere quelle riprese facendo una passeggiata sotto casa un sabato qualunque. Ho bisogno di vedere di più.

L'attrazione estetica delle fotografie

le fotografie hanno un valore estetico, spesso anche quando raccontano e documentano. Il primo esempio che mi viene in mente è Paolo Pellegrin. Il suo "Dies Irae" è drammatico e terribile, ma allo stesso tempo le fotografie hanno una qualità estetica incredibile.

Volgendo lo sguardo verso corpi molto meno drammatici mi vengono in mente Stephen Shore e William Eggleston, Lars Tunbjörk, Alec Soth, Stephen J. Morgan, Philip-Lorca Di Corcia, ma anche Jeff Wall, Gregory Crewdson e tanti altri. Mi sfuggono in questo momento i giovani bravi. Rimedierò.
Enrico-To53
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per cercare fotografie, anzi, più giusto dire fotografi, in rete, adotto un sistema direi banale:
mi scrivo i nomi che sento pronunciare o che leggo, come ad esempio alcuni che conosco poco o nulla tra i nomi che fai nell'ultima parte del tuo post, li vado a cercare in rete e se mi piacciono ed è possibile, scarico le immagini e ne faccio cartelle su un HD
facendo così ho nel tempo costruito un archivio di migliaia di immagini da studiare e consultare più volte
oltre naturalmente ai libri che consulto e compro sia in libreria sia approfittando delle bancarelle che a Torino, in una manifestazione ricorrente che si chiama "portici di carta" sono centinaia
cliqueur
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Personalmente ho sperimentato i limiti della linearità, quindi ogni percorso va bene, anche se personalmente preferisco gli approcci reticolari e a retroazione. Per me l'elemento caratterizzante è la fotografia, che poi porta al fotografo che attraverso di essa si esprime.

Poi è una questione di preferenze, io preferisco ciò che viene aggiornato on-line piuttosto che un archivio statico che mi faccio io e che mi porrebbe sfide analoghe per quanto riguarda classificazione e catalogazione.

Le strade sono infinite.
cliqueur
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Forse sto cercando le fotografie che non riesco a fare io.
roger
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cliqueur ha scritto: ven ott 15, 2021 12:47 pm Come trovo le fotografie che mi piacciono?

Cerco foto e col tempo ho imparato a migliorare il mio approccio per ridurre il "rumore di fondo" dei trilioni di fotografie che scorrono davanti a tutti noi.

Piattaforme on line

Internet è diventato un luogo dal quale non si può prescindere. È rapido e pervasivo. La comunicazione per questo mezzo ha le sue specificità.
  • facebook: non mi ci sono mai trovato, non mi attrae e non lo uso. La sensazione, probabilmente superficiale, è che porti a creare dei "clan", nei quali a volte è più importante la gratificazione reciproca che non il tentativo di lavorare sulla qualità e sul senso.
  • flickr: è difficilissimo scovare fotografie nel flusso inarrestabile di immagini patinate e plastificate accanto a fotografie oggettivamente brutte, brutte senza alcun senso. Ci sono, o ci sono state autrici ed autori importanti, ma la maggior parte di loro ha abbandonato e non è attiva da tempo.
  • instagram. Non dimentichiamoci che è di proprietà di facebook e che quindi la filosofia di fondo è la stessa. I fotografi ci "devono essere" e a prima vista parrebbe il luogo tipico per produttori di immagini. Non è molto diverso da flickr per quanto riguarda le immagini e non molto diverso da facebook per quanto riguarda le interazioni e le "comunità". La cosa che mi respinge di più è che è fatto sostanzialmente per smartphone, cosa che non preferisco.
  • twitter. Lo uso di più, non tanto come strumento di comunicazione quanto per informarmi. È sempre di facebook e quindi il meccanismi di socializzazione sono simili. Ma ci sono diversi fotografi e curatori che presentano buone selezioni di immagini. Basta seguire quelli giusti e ignorare gli altri (per quanto possibile).
Siti web

con pazienza si riesce a sfrondare anche qui. Avendo capito la fotografia che mi piace, un po' quella di documentazione e narrazione, un po' fotografia a forte impatto visuale ed estetico, ho raccolto e classificato i siti di agenzie e fotografi che ci lavorano.

Per quanto riguarda documentazione e narrazione, che spesso è comunque collegata alla dimensione visuale ed estetica, visito preferenzialmente i siti di
  • parallelozero
  • vu
  • VII
  • Ostkreuz
  • cesura
e altri (anche Magnum, talvolta).

Un collettivo o un'agenzia hanno una duplice funzione: raccolgono i lavori dei fotografi che rappresentano e curano le edizioni. Il loro scopo è creare prodotti visuali che interessano gli editori e quindi la qualità e l'interesse dei lavori che sviluppano risultano particolarmente importanti. Ci sono anche fotografi che lavorano individualmente su progetti di documentazione come Valentina Tamborra e quelli blasonati che hanno vinto premi come il World Press Photo Award o l'Oskar Barnack Award: al di là della discussione sui premi stessi credo che questi fotografi abbiano un valore autonomo: Alessandro Cinque, Antonio Faccilongo, Gabriele Galimberti (non quello delle polaroid), Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni, Luca Locatelli. E ce ne sono tanti altri.

Non ho indicato i fotografi ormai affermati: Monteleone, Masturzo, Pellegrin, etc, non gli stranieri, e nemmeno i "mostri sacri": l'elenco non avrebbe fine.

I video

un altro mezzo molto diffuso sono i video. Non necessariamente parlano di fotografie ma più spesso di fotografi. Alcuni improvvisati, altri molto professionali. Sono spunti interessanti per conoscere e muoversi in questo mondo così variegato ed ampio.

I libri

ci sono i libri di fotografi ed i libri che parlano di fotografi. Diciamo che farsi un'idea di un libro di fotografie è abbastanza immediato. Alcuni libri di autori, acquistati sull'onda della curiosità o della fama, non sono stati al livello delle mie aspettative. È chiaro che un editore investe su un fotografo o su un tema fotografico che sa che venderà e questo è più difficile che accada con i giovani. Eppure ce ne sono di grandissimo valore e che si impegnano, rischiano in prima persona, lavorano, sono competenti.

Fotografare è faticoso

ne parlavo in un mio post di qualche anno fa (2014). Se vediamo quanto lavora Valentina Tamborra per i suoi documentari del naufragio di Pietro Querini alle Lofoten, delle Isole Svalbard, e quanto impegno di Sergio Ramazzotti che ci racconta la Libia, l'Afghanistan, ma anche Napoleone a Sant'Elena e l'ultimo viaggio di un uomo verso la sua morte volontaria. E sono solo due esempi.

Le fotografie che cerco non possono essere quelle riprese facendo una passeggiata sotto casa un sabato qualunque. Ho bisogno di vedere di più.

L'attrazione estetica delle fotografie

le fotografie hanno un valore estetico, spesso anche quando raccontano e documentano. Il primo esempio che mi viene in mente è Paolo Pellegrin. Il suo "Dies Irae" è drammatico e terribile, ma allo stesso tempo le fotografie hanno una qualità estetica incredibile.

Volgendo lo sguardo verso corpi molto meno drammatici mi vengono in mente Stephen Shore e William Eggleston, Lars Tunbjörk, Alec Soth, Stephen J. Morgan, Philip-Lorca Di Corcia, ma anche Jeff Wall, Gregory Crewdson e tanti altri. Mi sfuggono in questo momento i giovani bravi. Rimedierò.
Il Galimberti delle Polaroid si chiama Maurizio, ma secondo me sono accomunati da una certa cafonaggine nelle fotografie, pur non essendo parenti.

Fotografare è molto faticoso, anche fisicamente, e non serve per forza andare in capo al mondo per fare buone fotografie e fare fatica. Questo pensiero però persiste perché l'italiano solitamente subisce il fascino dell'esotico e pensa che una mediocre fotografia scattata a New York sia migliore di una buona fotografia scattata a Casalpusterlengo. Peggio ancora, pensa che la sua fotografia possa migliorare salendo su un aereo e andando in capo al mondo. La nostra banale quotidianità fa tanta paura e la gente cerca di stargli alla larga.

Reportage in chiave drammatica e guerre varie non mi sono mai piaciuti molto, soprattutto i lavori contemporanei. Qua oltre al fascino dell'esotico - di eventi drammatici ne esistono anche nel nostro paese - entra in gioco anche la presunzione di tanti fotografi di voler o poter cambiare le cose mostrando la loro parziale visione di cosa capita nei vari conflitti in giro per il mondo. Ma gli interessi economici e i signori della guerra non si fermano davanti a delle foto e noi occidentali usiamo questi lavori (parlo degli altri, io non lo faccio mai) per lavarci la coscienza, per dire oh poverini per fortuna da noi queste cose non capitano. A questo proposito Zamario scrisse una cosa molto vera qualche anno fa, su questo forum.

La vita è già abbastanza drammatica di suo, per questo ai primi nomi che hai fatto preferisco i secondi, Eggleston in particolare.

Secondo me le fotografie vanno cercate solo per lavoro. In tutti gli altri ambiti sono più che sicuro che sono loro a trovare noi, me sicuramente.
roger
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Dimenticavo, ora lo strumento principale è Instagram, dobbiamo farcene una ragione. Flickr poco, Tumblr è stato affossato da politiche bigotte e sessiste. In questo Twitter ancora si salva. Facebook è ormai una cloaca maxima (ma Instagram lo sta inseguendo con ottimo passo).

I video, che dire, io amo vedere i fotografi all'opera. Ci sono video di Araki, Teller, Moriyama, Gilden, Eggleston ma ho visto qualcosa anche dei nostri Basilico, Thorimbert, Benassi, che sono meglio di qualsiasi workshop nostrano e da cui si capisce tanto sia del loro metodo di lavoro sia sul significato di vivere letteralmente per la fotografia.

Ecco.
cliqueur
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Iscritto il: lun ago 05, 2013 9:08 am
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Di Galimberti fotografi ce ne sono almeno tre: Maurizio, il figlio e Gabriele (quello che ho citato io), quest'ultimo fa racconti interessanti.

Che si possano fare fotografie interessanti - non so cosa siano "buone" fotografie - sotto casa è la magra consolazione offerta ai "clìqueurs". La fotografia è faticosa perché è faticoso trovare prima, e rappresentare poi, luoghi e situazioni interessanti. La fotografia interessante è la fotografia non banale. Per trovare le "fotografie già scattate" provare a fare una ricerca tramite immagine su Google incollando un jpg.

Ho visitato luoghi di grande fascino, per esempio Palermo, Firenze, Verona, ma anche Parigi, New York, Berlino, la Namibia, e non sono riuscito a fotografarne l'essenza. Perché? Per la mancanza di una "struttura portante" della narrazione.

Che il fotografo di guerra, contrapposto al giornalista televisivo, riesca a "cambiare in qualche modo il mondo" è questione dibattuta da cento anni. Non dibatto.

I nomi che ho fatto rispecchiano le diverse sfaccettature della fotografia. Eggleston, che è stato un autore importantissimo, ha fatto il suo tempo, soprattutto da quando non esiste più il dye transfer. Ci sono anche interessanti notizie sul suo rapporto con le tirature delle sue immagini e relative cause di risarcimento.

Il motivo per cui si cercano le fotografie può essere molto vario. Io non sono un fotografo e men che meno professionista, ma le cerco. Sia per farle, sia per vedere quelle che altri hanno fatto.

E infine, guarderei avanti, non rinnegando i fotografi del passato, ma rivolgendo l'attenzione agli attuali autori. Di Henri Cartier Bresson ce n'è stato uno, un genio, non c'è bisogno di epigoni.
roger
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cliqueur ha scritto: mar nov 09, 2021 10:38 am Di Galimberti fotografi ce ne sono almeno tre: Maurizio, il figlio e Gabriele (quello che ho citato io), quest'ultimo fa racconti interessanti.

Che si possano fare fotografie interessanti - non so cosa siano "buone" fotografie - sotto casa è la magra consolazione offerta ai "clìqueurs". La fotografia è faticosa perché è faticoso trovare prima, e rappresentare poi, luoghi e situazioni interessanti. La fotografia interessante è la fotografia non banale. Per trovare le "fotografie già scattate" provare a fare una ricerca tramite immagine su Google incollando un jpg.

Ho visitato luoghi di grande fascino, per esempio Palermo, Firenze, Verona, ma anche Parigi, New York, Berlino, la Namibia, e non sono riuscito a fotografarne l'essenza. Perché? Per la mancanza di una "struttura portante" della narrazione.

Che il fotografo di guerra, contrapposto al giornalista televisivo, riesca a "cambiare in qualche modo il mondo" è questione dibattuta da cento anni. Non dibatto.

I nomi che ho fatto rispecchiano le diverse sfaccettature della fotografia. Eggleston, che è stato un autore importantissimo, ha fatto il suo tempo, soprattutto da quando non esiste più il dye transfer. Ci sono anche interessanti notizie sul suo rapporto con le tirature delle sue immagini e relative cause di risarcimento.

Il motivo per cui si cercano le fotografie può essere molto vario. Io non sono un fotografo e men che meno professionista, ma le cerco. Sia per farle, sia per vedere quelle che altri hanno fatto.

E infine, guarderei avanti, non rinnegando i fotografi del passato, ma rivolgendo l'attenzione agli attuali autori. Di Henri Cartier Bresson ce n'è stato uno, un genio, non c'è bisogno di epigoni.
E' molto difficile che un fotografo come William Eggleston faccia il suo tempo, oggi soprattutto, quando chiunque - incosapevolmente - lo imita. Anche la questione dye transfer e tiratura fotografie è insignificante nello stabilire certe cose. Naturalmente questo è il mio pensiero.

Il mondo è pieno di epigoni, è giusto che ci siano, alcuni sono da preferire all'originale. Anche di Guido Guidi ne esiste solo uno ma i suoi epigoni esistono e non sono pochi ad avere notevole talento. Anche questo è il mio pensiero.
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